Il cotone ed i suoi 7mila anni di storia

Il cotone è la fibra sicuramente più conosciuta, a livello planetario, e più utilizzata per ottenere capi anallergici, traspiranti e assolutamente naturali e non sintetici.

Ma qual è la sua origine?
Cerchiamo di ripercorrere all’indietro una storia alquanto affascinante, lunga ben 7mila anni!

La storia del cotone

1861. Tara è una piantagione di cotone nella Contea di Clayton, vicino ad Atlanta, nello stato della Georgia. Chi non ricorda la mitica  Rossella O’Hara, l’indomita e viziata figlia di un ricco proprietario terriero di origine irlandese, nell’intramontabile film “Via col Vento“?

A quei tempi, il cotone era una grande risorsa economica (l’unica?) per le famiglie, ma le sue origini sono molto più antiche di così.

Le prime testimonianze, infatti, risalgono addirittura al 5000 a.C., in alcune valli peruviane e messicane, dove la coltura della pianta era possibile grazie al clima temperato ed adeguato.

Al 2700 circa, invece, risalgono i primi reperti archeologici, trovati nell’odierno Pakistan, attribuiti a civiltà indiane, cinesi ed egiziane che si dedicavano alla coltivazione di questo fiore.

Una lontananza, quindi, rispetto a noi europei, non solo in tempi, ma anche in luoghi.

Sarà, infatti, solo duemila anni dopo, nell’800 d.C., che i Saraceni (in genere provenienti dalla penisola araba) porteranno il cotone nella nostra Sicilia, attraverso gli scambi commerciali che cominciarono ad essere effettuati in quel momento storico. Si trattava, comunque, di una importazione di lieve entità, per niente massiccia, perchè all’epoca questa fibra risultava ancora difficile da tessere e, per questo, era considerata di lusso.

Molti secoli dopo, con la scoperta dell’America, gli europei vennero a contatto con l’antica tradizione di coltivazione e lavorazione di questa pianta, portando con sè quanto appreso (in Sud America) nelle colonie francesi e britanniche dell’America Settentrionale, dove il clima e il terreno erano particolarmente favorevoli a questo tipo di coltivazione: ai colonizzatori era già nota una tipologia asiatica di questo fiore e, venendo a contatto anche questa nuova specie locale, ne fecero, così, una vera e propria attività produttiva volta all’economia.

Naturalmente parliamo di una lavorazione ancora artigianale, a mano, che prevedeva lo sfruttamento, come accadeva proprio in “Via col Vento”, anche di schiavi per la coltivazione dei terreni e la successiva realizzazione del tessuto.

Per la produzione “superfast” si è dovuta aspettare la Rivoluzione Industriale, con l’invenzione del telaio meccanico e della macchina sgranatrice, con il relativo abbassamento dei costi di produzione. In quel periodo vi era un’unica, gigantesca piantagione di cotone che si estendeva dall’Atlantico alla valle del Mississippi.

La lavorazione del cotone oggi

Fortunatamente, da quel periodo, mote cose sono cambiate a livello civile ed umanitario, senza contare che il progresso tecnologico ha fatto enormi passi in avanti.

Oggi il cotone viene coltivato e lavorato quasi sempre in maniera meccanica, ma senza perdere di vista i metodi tradizionali e integrando, il più possibile, metodologie e sistemi sostenibili, intersecando il tutto anche con coltivazioni di origine biologica.

Senza l’uso di pesticidi e di sostanze chimiche, i tessuti risultanti dalla lavorazione sono ancora più freschi da indossare e idonei per tutti, grandi e piccini, senza rischi di sorta.

Il cotone è diventato, insomma, una fibra universale!

Come funzionano i capi traspiranti?

Siamo abituati a pensare ai tessuti traspiranti come componenti dell’abbigliamento sportivo, ma non è solo in questi contesti che è importante indossarli.

Nelle stagioni più calde, infatti, quando la pelle è più soggetta a sudorazione, è l’unico escamotage che si ha per rimanere asciutti, evitando di restare a contatto con l’umidità e, tra l’altro, di sentirsi a disagio a causa di eventuali cattivi odori; quante volte i tessuti sintetici sono stati “messaggeri” bagnati e maleodoranti di un antipatico ed antiestetico accumulo di sudore?

Nelle stagioni più fredde, invece, i tessuti di questo tipo sono importanti perchè ci si veste con molti più “strati”, dalla canottiera alla T-Shirt, finendo al maglione e al cappotto, per cui la pelle si ritrova “soffocata” dagli abiti ed ha bisogno di respirare, per non ricadere nelle esatte condizioni descritte per le stagioni “hot”.

Ma come si lavora un tessuto traspirante, come si ottiene?

Tessuti traspiranti con e senza membrana

Molti tessuti traspiranti sono ottenuti attraverso l’utilizzo di una membrana microforata che impedisce alle gocce d’acqua di penetrare (risultando, così, impermeabile) ma, al contempo, permette la fuoriuscita dell’umidità (quindi dall’interno verso l’esterno) sotto forma di vapore acqueo.

Questo tipo di soluzione si può ritrovare “a sandwich” tra altri due strati (la superficie esterna del capo d’abbigliamento e la sua fodera interna) oppure in una combo a due strati, direttamente con la fodera.

L’unica attenzione che bisogna avere è verso residui di detersivo, di ammorbidente o di una qualunque soluzione salina che potrebbero risultare dannosi.

Esistono, però, altri tipi di laminati che non sfruttano la presenza di pori ma l’idrofilia.

In sostanza, la struttura molecolare di questo tipo di membrana assorbe il sudore e ne permette, esattamente come l’altra, la fuoriuscita all’esterno, con performance, per definizione, più importanti e degne di nota quanto più aumenta la differenza di temperatura e di umidità tra interno ed esterno e, quindi, la sudorazione. Esattamente come nel caso precedente ci ritroviamo dinanzi un tessuto che è in grado di far “uscire” ma non di far “entrare”, risultando impermeabile e ostacolando anche l’aria (condizione che si rivela molto preziosa nelle stagioni gelide)!

E quando la membrana non funziona o è “satura”?

Dove la membrana non arriva, arrivano i suoi “collaboratori”: parliamo di  zip di ventilazione sottomanica, in grado di fornire maggior supporto, soprattutto in caso di sudorazione massiccia. Inoltre, esistono versioni di membrane impregnate con un idrorepellente, che le rende ancora più performanti: unica pecca, dover rinnovare, con il tempo, il “bagno” in questa sostanza, che con vari lavaggi tende ad esaurirsi.

Un ultimo consiglio riguarda la forma e le sagome dei capi d’abbigliamento dotati di membrana: può essere utile sapere, infatti, che la presenza di inserti “trendy” può inficiare le performance di questo prezioso componente; occhio,quindi, a presenze troppo massicce di tasche, cuciture, toppe.

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